Racchiusi entro monumentali corteggi di carta, richiamando la bellezza della classicità, il grande Carro Trionfale e l’Arco di Trionfo si snodano, in un preponderante dinamismo, dinanzi lo sguardo della cultura europea dell’epoca, sollecitandola ad un esplicito cambiamento.
E’ ciò che rappresenteranno l’inventio e la dispositio di Albrecht Dürer, ma, ancor prima, di Massimiliano I d’Asburgo, il quale incarna ed equilibra due ruoli importantissimi: quello del committente e quello del principale, se non unico, autore di due trionfi coronati da un sistema etico incarnato da tante virtù, polimorfe e polivalenti.
Nella Porta dell’Onore, Massimiliano I esalta e celebra le proprie gesta mediando elementi di cultura gotica e cavalleresca, modellati anche nel poema Theuerdank.
Nel Carro Trionfale, l’imperatore diviene l’assoluto protagonista della scena trionfale, promulgando un messaggio che Dürer abilmente spiega in ogni dettaglio della scena. Il carro diviene, quindi, il ritratto dell’imperatore, il quale, nell’atto di compiere l’azione del trionfo, esibisce la sue caratteristiche fisiche e morali. Virtù danzanti si snodano attorno al corteo trionfale che, accompagnando con la loro forza simbolica un glorioso imperatore, innalzano la sua fama eterna.
Una fama che, grazie a queste due monumentali xilografie, rimarrà cristallizzata ed emulata ai posteri.